giovedì 6 gennaio 2011

nascita del divismo e la nuova hollywood 1955-1980

Il divismo è un fenomeno di costume nato nel XX secolo e consiste essenzialmente in un processo di "divinizzazione" di un individuo, nel senso il cui la sua immagine diventa un'icona altamente simbolica e onnipresente nella vita della gente comune, al pari di quello che era stato per le icone religiose del passato.

Precedentemente si erano avuti, verso gli attori di teatro, fenomeni di ammirazione tali da farli diveniri divi, sebbene il termine divismo non fosse stato ancora elaborato ed utilizzato per tali situazioni: si pensi al francese François-Joseph Talma, agli inglesi Edmund Kean e David Garrick o alle attrici Sarah Bernhardt ed Eleonora Duse solo per citare alcuni esempi celebri.

Il divismo cinematografico nacque forse in Italia, dove era presente una delle prime industrie cinematografiche già dagli anni dieci. In seguito divenne un fenomeno prettamente americano, con lo sviluppo di Hollywood e delle grandi case di produzione, che vedevano nei "divi" una sicura fonte di guadagno.
Il divismo rinacque con maggiore forza in ambito cinematografico negli anni venti, grazie all'intensa collaborazione tra cinema e gli altri mass media (giornali, riviste, rotocalchi, radio, industria musicale). La popolarità del cinema non poteva essere paragonata a quella del teatro, perché la diffusione capillare di un film di successo rendeva gli attori popolari davanti a un pubblico straordinariamente vasto, ben più della somma degli spettatori che avrebbero potuto assistere a tutte le performance teatrali di un singolo attore, in tutta la sua carriera.
LE STAR DELLA NUOVA HOLLYWOOD
Lo stile di recitazione degli attori di Hollywood fu radicalmente rinnovato dall'esperienza dell'Actors Studio (dove si insegnava il Metodo Stanislavskij), che sviluppava la loro capacità di recitare "vivendo" sulla propria pelle le storie dei personaggi e facendo scaturire le emozioni dalle esperienze della propria vita trascorsa, in particolare quelle più dolorose e nascoste, e quindi più forti. Questi nuovi divi (fra i quali Marlon Brando, James Dean, Montgomery Clift e Marilyn Monroe furono alcuni tra i primi) cambiarono l'idea di divo presso gli studios, non più come immagini fisse e per lo più stereotipate che garantivano il successo di un film, ma come artisti dell'interpretazione versatile e come persone vere con tutte le loro insicurezze, disagi, virtù e difetti. Sono gli anni anche della sovraesposizione mediatica dei divi, con i canali che moltiplicano e un'attenzione morbosa verso di essi, che si moltiplica anche dopo la morte.

Marlon Brando che ruba la scena alla protagonista Vivian Leigh in Un tram che si chiama Desiderio (Elia Kazan, 1951) è l'icona di un nuovo tipo di attore, iperrealistico, impegnato, controverso, perfettamente calato nel ruolo sia fisicamente che tramite la gamma di espressioni che mette a disposizione del personaggio. Un'innovazione sarà anche la gestione che questi nuovi divi faranno di sé stessi, indipendente dagli studios sia nella scelta dei progetti artistici che nella gestione della propria immagine. Marilyn Monroe, stanca delle pretese della Fox, fonda una casa di produzione indipendente, con la quale fa il suo primo vero film da "attrice", non diva, Fermata d'autobus (di Joshua Logan, 1956). Gli elementi di ribellione saranno uno dei principali motori della rivoluzione giovanile di quegli anni e i nuovi divi incarnano perfettamente le aspirazioni della nuova generazione, rifiutando l'autorità e le imposizioni.

La seconda generazione dell'Actors Studio (Dustin Hoffman, Jack Nicholson, Al Pacino e Robert De Niro) si spinge ancora oltre, demolendo il mito hollywoodiano della bellezza, all'insegna di tipi sofferenti e nervosi, anticonvenzionali e ambigui, a volte evanescenti. E il pubblico li segue, facendo dei loro film pellicole di culto e imponendo la tipologia del cinema indipendente anche a Hollywood: è la New Hollywood. Il cinema degli anni settanta è all'insegna dell'antidivo: emarginato, vagabondo, piantato o perdente

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